domenica 10 marzo 2013

Bone, la favola per tutti di Jeff Smith


Pluripremiato parto dell’esuberante e geniale creatività di Jeff Smith, Bone è un’opera piuttosto corposa (si parla di circa 1318 pagine) e decisamente unica nel suo genere – non appartenendo, però, a uno soltanto: si possono infatti discernere diversi temi e influenze nella titanica epopea narrata dal fumettista statunitense, amalgamati in maniera così gradevole e ben congegnata come solo i veri Maestri sono capaci di fare. Se ciò non fosse bastato a far comprendere che si stia parlando di un vero e proprio capolavoro, basti pensare che l’opera è stata inserita tra i dieci fumetti migliori di tutti i tempi secondo il Time Magazine.
In un caso come quello di Bone, non si può fare altro che parlare della trama per sommi capi: gli avvenimenti narrati da Smith sono infatti estremamente variegati e appassionanti, e risulta impossibile (o perlomeno molto arduo) fare un sunto della vicenda alla base dell’opera.
In un giorno apparentemente uguale a ogni altro, Smith ci fa fare la conoscenza dei tre cugini Bone, protagonisti dell’intreccio: Fone, Phoney e Smiley, simili tra loro esteticamente ma molto diversi sul piano caratteriale. Questi appartengono alla razza dei bone, piccole e buffe creaturine candide e paffute, non meglio identificate, rassomiglianti a dei simpatici marshmallows con le gambe. Il trio è stato appena cacciato dalla loro città natia, Boneville, a causa del cugino Phoney, bone avido e opportunista che è riuscito a combinare un disastro dalle dimensioni così colossali da meritare il linciaggio da parte dei concittadini; ovviamente, Fone e Smiley, mossi da compassione per il parente, non hanno avuto il cuore di abbandonarlo al proprio gramo destino e l’hanno accompagnato nell’esilio dalla città.
Le tre buffe creaturine verranno presto travolte da un anomale sciame di locuste che li trascinerà in una valle a loro sconosciuta, separandoli. Così, isolati e sperduti in un luogo che ben presto si rivelerà assai inospitale, dovranno tentare di ricongiungersi col parentado; in breve, però, si ritroveranno invischiati in un’incredibile avventura, ben più grande di loro. Anzi, non in una sola: è vero che la trama di fondo dell’opera sia una sola, ma in 1318 pagine è palese come ai tre poveri cugini ne capiteranno davvero di tutti i colori. Riusciranno tre piccole e indifese creaturine ad affrontare le avversità a testa alta? Cos’ha in serbo il destino per loro?

Sui disegni di Jeff Smith c’è ben poco da dire: sono semplicemente stupendi. L’illustratore, nonché straordinario autore completo dal genio decisamente eclettico, produce delle tavole a dir poco meravigliose e ricche di particolari, dimostrando di possedere un tratto sorprendentemente adatto sia al fumetto umoristico che a quello realistico. Bone ne è la prova, con le sue pagine popolate da alcuni personaggi - tra cui i protagonisti - rappresentati in modo piuttosto cartoonesco, con linee morbide e tondeggianti, adattissimi per attuare dell’ottima comicità visiva o di genere slapstick; cosa che si nota soprattutto se li si contrappone a una seconda tipologia di characters, quelli umani, tratteggiati con fedele aderenza alla realtà e con molta precisione. Un conflitto grafico del genere è un grosso azzardo, alla portata di pochi Maestri, ma Jeff Smith centra l’obbiettivo con risultati strabilianti, facendo del contrasto e dello straniamento la propria bandiera: l’autore attua infatti una tecnica simile anche sul fronte dei testi, alternando momenti puramente comici e decisamente esilaranti, trattando temi leggeri e mettendo in scena eventi allegri e rilassanti, ad altri drammatici e addirittura inquietanti, durante i quali i giochi si fanno davvero duri per i personaggi del romanzo. In Bone accade infatti qualcosa di strano, essendo possibile dividere l’opera in due tronconi ben distinti. La prima parte, caratterizzata da una forte e egregiamente realizzata vena comica, procede conferendo molta meno importanza alla trama vera e propria, parecchio intricata, e funge esclusivamente da narrazione introduttiva dove, più che il susseguirsi degli avvenimenti, sono le irresistibili gag a farla da padrone; ciò verrà completamente capovolto nella seconda sezione della vicenda, dove i toni marcatamente fantasy, avventurosi e drammatici prenderanno definitivamente il sopravvento, catturando totalmente l’attenzione del lettore – facendo forse anche un po’ rimpiangere gli scanzonati accenti iniziali.
Bone è una fiaba per adulti dal taglio eccezionalmente maturo, pur restando perfettamente godibile da tutti: questo è uno dei suoi più grandi punti di forza e, forse, mai nessun altro graphic novel ha ricoperto una fascia di target così ampia; o meglio, pressoché illimitata.
Per Jeff Smith sono sicuramente tantissime le influenze e le fonti d’ispirazione, e necessariamente da citare il Maestro Carl Barks e i suoi Paperi Disney: Fone, Phoney e Smiley si catapultano nell’azione con le stesse dinamiche con cui l’Uomo dei Paperi fa muovere i propri personaggi, inoltre i protagonisti dell’epopea di Smith ricordano moltissimo per carattere e modi di fare, rispettivamente, un risoluto e determinato Topolino, benché più dolce e romantico, un Paperone meno previdente e decisamente meno onesto e un Pippo meno poeta e più stralunato. Altra importante lezione è quella impartita da Walt Kelly con il suo Pogo, celeberrima striscia a fumetti con protagonisti animali antropomorfi, e, indubbiamente, per atmosfere e ambientazioni, il grande autore fantasy J.R.R. Tolkien con le sue opere.
L’opera a questo punto potrebbe sembrarvi solo un gran minestrone di influenze e generi, tenendo conto che racchiude, oltre alla tendenza umoristica, quella avventurosa e quella fantasy, anche, in scene isolate del romanzo, una prettamente horror; ma Smith riesce ad amalgamare il tutto alla perfezione, diluendo bene i tempi narrativi e riuscendo a impartire a ogni sequenza il ritmo adeguato, restituendo a quell’universo fittizio, così sfaccettato e complesso, un grandioso spessore che deriva dall’eterogeneità dell’insieme.
Qualcuno obietta che il finale di Bone sia troppo veloce, insoddisfacente, affrettato; la verità, invece, è ben altra. Quella in esame appartiene alla categoria delle storie che non vorresti mai smettere di leggere, in quegli universi di cui vorresti rimanere per sempre prigioniero: qualsiasi conclusione sarebbe parsa frettolosa, al lettore che termina la propria avventura con Bone per la prima volta. Qualsiasi. 
Per tirare le somme, ciò che Jeff Smith estrae dal cilindro è un capolavoro assoluto e imprescindibile, caposaldo del Fumetto mondiale, impreziosito dalla sorprendente maestria dimostrata dall’autore sia sul fronte dei testi che dei disegni. Lo scrittore consegna alla storia personaggi carismatici e pulsanti, tridimensionali, sui quali lavora fin dalla più tenera età e a cui è molto affezionato; ciò si avverte anche solo sfogliando Bone, la sua opera massima, uno straordinario viaggio che farà ridere, commuovere, appassionare il lettore. In una parola: emozionare. Come ogni grande storia, del resto.

1 commento:

  1. Ho apprezzato molto il cambio dei temi che, per alcuni, può sembrare abbastanza netto, mentre per me è qualcosa di molto omogeneo ed equilibrato. Si parte dal comico (che sotto sotto racconta qualcosa di grosso), e, passando per un cambio di tema molto graduale, si finisce con quel qualcosa di grosso (che sotto sotto ha una vena comica). Veramente eccezionale.

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